
Stefano Faccini
Sono Stefano Faccini, scultore nato a Bergamo nel 1976. Dal 1999 lavoro la pietra, il marmo e i materiali lapidei, sviluppando una ricerca che unisce la pratica artigianale della scultura tradizionale alla progettazione artistica contemporanea.
Il mio incontro con la scultura non è stato programmato. È avvenuto all’improvviso, durante gli anni dell’università, quando ho sentito con chiarezza la necessità di lavorare con le mani.
Avevo bisogno di rompere, di entrare in contatto diretto con la materia. La scultura mi è apparsa subito come il linguaggio naturale per questo impulso: togliere materia, rompere la pietra per far emergere una forma.
Da quel momento ho cercato una bottega dove imparare davvero il mestiere. Ho iniziato così a frequentare le botteghe degli scalpellini della Maiella, dove ho appreso le tecniche tradizionali della lavorazione della pietra.
Erano luoghi semplici, spesso situati nei pressi dei cimiteri, perché il lavoro degli scalpellini era storicamente legato alla realizzazione di lapidi e manufatti funerari. In quelle botteghe ho imparato il valore del lavoro manuale, della pazienza e del rapporto diretto con il materiale.
Nel corso della mia attività ho realizzato opere monumentali, sculture per lo spazio pubblico e arredi sacri, oltre a busti e figure dedicate a personaggi storici e religiosi. Ho partecipato anche a interventi di restauro sostitutivo in contesti di grande valore storico, collaborando a lavori legati alla cupola della Basilica di San Pietro, all’area dei Fori Imperiali, alcuni interventi realizzati in Libia e il Castello della Monica a Teramo.
Parallelamente alla pratica artistica ho partecipato a numerosi simposi e incontri internazionali di scultura, lavorando e confrontandomi con artisti provenienti da diversi paesi tra cui Belgio, Francia, Bulgaria e Cina.
Queste esperienze hanno ampliato il mio sguardo sulla scultura contemporanea, mantenendo però sempre centrale il rapporto con la manualità e con il lavoro diretto sulla materia.
alberi pietravento
Una delle linee principali della mia ricerca scultorea riguarda forme che nascono dall’incontro tra tensioni opposte: spigoli vivi e linee curve.
Un esempio di questo lavoro è la serie degli alberi in pietra piegati dal vento, sculture in cui la rigidità della materia viene attraversata da un movimento fluido che mette in relazione forza e flessibilità, stabilità e trasformazione.
Quando realizzo un’opera su commissione parto sempre dal luogo che la accoglierà. Lo spazio, il paesaggio e la comunità che vivrà quell’opera sono elementi fondamentali del processo creativo. Per questo il lavoro nasce sempre da un dialogo con la committenza e con il territorio, cercando di costruire un equilibrio tra libertà espressiva e identità del luogo.
Dal 2016 sono presidente dell’Associazione Eclettica – Cultura dell'Arte, attraverso la quale promuovo progetti culturali dedicati al dialogo tra arte contemporanea, territorio e comunità.
Dal 2020 ricopro inoltre la direzione artistica della manifestazione 10 Giornate in Pietra, un simposio internazionale di scultura pubblica che riunisce artisti provenienti da diversi paesi con l’obiettivo di valorizzare la manualità artistica e il lavoro della pietra. In questo contesto nascono le opere denominate “Pietrales”, interventi di arte pubblica destinati a rimanere nel territorio.

Nel mio lavoro la scultura rimane prima di tutto un’esperienza fisica e percettiva.
La pietra esiste nello spazio grazie alla luce e alle ombre che la attraversano, e cambia continuamente nel tempo.
Quando qualcuno si avvicina a una mia opera, il mio desiderio è che possa viverla come un incontro diretto: un momento di presenza in cui la materia, la forma e l’esperienza personale entrano in relazione.





































